Dies Auroræ – Sacro e Goloso

Dies Auroræ – Sacro e Goloso
16 Aprile 2020 Antonio Alessandria

Dies Auroræ di Antonio Alessandria è l’ottava fragranza composta per il marchio che porta il suo nome. Come la maggior parte delle sue fragranze, anche la prossima evocherà ricordi ed emozioni legati all’infanzia di Antonio a Catania, in Sicilia, nonché alle tradizioni ed alla cultura che hanno accompagnato la sua crescita.

Catania, città natale di Antonio Alessandria, festeggia la sua patrona, Sant’Agata, con una sontuosa festa di origini antichissime che si svolge ogni anno all’inizio di febbraio. Si tratta della festa più importante della città, ma è anche fra le più importanti feste religiose al mondo in termini di partecipazione.

Come in ogni festa, il sacro si intreccia con il profano e la devozione maschile verso la Santa Patrona della città è considerata come una forma di appartenenza sociale alla comunità cittadina. Soprattutto in passato, partecipare attivamente alla festa indossando il “sacco”, il camice bianco che portano i devoti, significava far parte della comunità maschile adulta. Dunque la prima presenza a determinati eventi della festa era percepita da ogni giovane uomo come un rito di passaggio.

La processione religiosa si apre ufficialmente il 4 febbraio con la messa dell’Aurora. Dies Auroræ è il racconto olfattivo delle emozioni e dei ricordi di un bambino che per la prima volta, più o meno all’età di dieci anni, viene condotto a questa cerimonia.

I devoti si accalcano alle porte della cattedrale già dalle prime ore della notte per assicurarsi i primi posti, più vicini possibile all’altare della Santa. Le porte si aprono intorno alle quattro del mattino, e i devoti corrono freneticamente lungo le navate per posizionarsi all’altare (oggi la situazione è meno spettacolare per i controlli di sicurezza all’ingresso). Si attende spasmodicamente l’apertura dei cancelli che proteggono il busto reliquiario della Santa tra canti e grida di invocazione.

Il bambino protagonista del racconto, uscendo di casa assonnato ed infreddolito, porta con sé, per conforto, delle “olivette” e del “torrone”, dolci tipici della tradizione agatina catanese. Arrivato in cattedrale, il bambino rimane sopraffatto dall’atmosfera, dalla folla, ma anche dall’importanza che attribuisce all’evento. I suoi sensi registrano tutto quanto accade intorno. Tuttavia, smarrito per la novità dell’evento, d’istinto porta nascostamente i dolci alla bocca. Li mastica e si fa cullare dal loro sapore: mandorle, pistacchi, zucchero caramellato…

Ma nel suo naso i dolci e golosi effluvi si miscelano con gli odori della chiesa antica, dove l’incenso nei secoli, bruciando, si è sedimentato sulla pietra umida e sui legni levigati dal tempo. Uno spiffero freddo, porta con sé l’odore mielato della cera d’api delle candele che, consumandosi lentamente, illuminano la notte.